Ho riguardato quelle foto e in quelle foto non c'ero io.
Ho respirato la scatola del té e la scatola era vuota.
Ho chiesto il peso, la materia ed ho avuto un vuoto.
Ho voluto e poi non ho potuto.
Aria leggermente profumata. Ritorni senza senso. Addii decisi tuttavia non vissuti.
Frasi dal dolce taglio.
Errori. Errori anche grossolani, commessi con quel pizzico d'ingenuità e di speranza.
Infiniti istanti. Pittorici modi di non dirsi. Indulgiare. Nudità, venti, pezzi rubati. Complicazioni, terzi, segreti.
Non ho alcuna voglia di scrivere col cuore, ho voglia di scrivere con il cervello dubbioso, ho voglia di scrivere male, solo così.
Non tutto ciò che se ne va ritorna, ma tutto ciò che torna se n'è andato.
[acolta questo mentre leggi: sound]
- ma tu credi nell'amore
silenzio
- ora che ci penso credo di no
cade una foglia sul tavolo. è verde e fresca
- e cosa te lo impedisce?
- il tempo, l'angoscia, l'illusorietà
- impedisce di credere o di amare?
- se non credo nell'amore sono impedito all'amare. è come quando uno dice che non crede nelle fate. ogni volta che lo dici una fata muore
- ogni volta che non ci credi in te muore ciò che lo teneva vivo
- sì, è la speranza che da vita alle cose, la speranza è la luce, anche flebile che è in loro. chi non spera non può credere in nulla e così facendo tutto si spegne
silenzio
- ma tu credi nelle fate - pronuncia con labbra da bambina e spalanca gli occhi
lui le evita lo sguardo scosta la foglia con gesto nervoso
prolunga il silenzio
un ombra si diffonde sulla pelle di lei, la luminosità si opacizza, lo sguardo si offusca e si sperde dentro l'acqua frenetica del fiume
- io e te siamo come quel fiume. niente ci può fermare. e così non può essere
- niente fate allora
- no - prova ad allungare la mano verso la sua - niente fate in questa vita, niente farfalle sul naso, niente isole di pirati, niente conchiglie racconta leggende nè conigli bianchi nel cielo
solevando lo sguardo si rese conto che stava solo parlando ad una parete nella penombra della sua stanza. alcun fiume, alcuna foglia, alcuna fata.
si rese conto che in lui era morta tutta la fantasia, tutta la speranza e il mondo era fatto solo di quello di cui era fatto e nient'altro che questo, come se tutte le infinite dimensioni e possibilità della vita si fossero ridotte, schiacciate su un piano, un pezzo di cartone senza matite colorate, senza pennelli. toccò il pianofote e produsse uno stonato rimbombo di ferro. prese in mano una matita e non fece altro che graffiare la grafite su un ingenuo foglio.
- incontrare un ritmo, un significato, un armonia non sta più nelle cose che in noi...
la pazzia non è altro che lacerare con infantile curiosità il velo di Maya...
tu sei più di quello che io sperassi
e non è più in me il credere in te: ho creduto tanto che tu ti sei generato su un mondo parallelo da cui sono nata e al contempo separata
se mi dimenticherai io svanirò
se non crederai di avermi pensata
mi spegnerò con un soffio
ti sveglierai e nulla sarà successo
sono un sogno però anche tu sei il mio
il battito cardiaco produsse un ritmo in principo flebile poi irruppe nel silenzio, si scioglieva, si espandeva e contraeva di continuo ed era tutto un flusso proiettato alle sue mani. improvvisamente suonavano. le mani suonavano battendo i tasti. duri e poi soffici. senza sapere da dove veniva questo si lasciò tirare tirare dentro il piano oscuro e tutta la stanza ora era un oscuro pianoforte che riecheggiava vibrante
si ricordò
si ricordò di qualcosa che non sapeva cos'era ma doveva ritrovare, riconcigliare, rivedere, qualcosa che aveva ricevuto e ora doveva regalare
infilò istintivamente una mano nella tasca e tastò una superficie liscia e umida.
la foglia, sorrise. ma poi, si disse, se non fosse?
si. punto. è una foglia. punto. la riconosco. questo può bastare. non sono pazzo.
- ti regalo questa foglia che mi sono trovata in tasca
la devi portare sempre con te, se per caso ci rincontriamo ti devi ricordare di regalarmela, allora capirò chi sei
eccoti.
