Si chiama Jaime (j’aime), vive di un’occupazione ingegniosa, far felice la gente.
I miei boccoli sembrano di rame in questi giorni, ma lui mi corregge con truccioli ossidati.
In qualche modo mi ricorda una piccola campagna francese ed un pomeriggio di pioggia a guardare Amelie con una tazza di cioccolata calda.
Jaime è cresciuto come ragazzo in un momento un po’ caustico. Diciamo che non si è mai distaccato dalla sua anima di genio infantile e questo è ciò che lo rende in qualche modo tuttavia estraneo da questo mondo di latta.
Fare riferimento alla scena in cui lui si lancia dall'edificio della banca nazionale (fra l'altro l'edificio più alto del paese) con una mia minigonna...questo è stato il momento più esilarante e al contempo commovente.
Sul faggio c’è da dire che non è il suo albero, ma tuttavia prorompe nella storia come il simbolo di una saggezza radicata nella sua genealogia.
Jaime per un certo periodo ha fatto il borseggiatore.
Vale la pena raccontare che non era un borseggiatore qualsiasi, di fatto non aveva niente a che vedere con le borse, solamente gli capitava di essere cleptomane distratto di oniriche idee girando per i marciapiedi della città.
Voglio dire: girava furtivo e con sguardo beffardo, il quale puntualmente gli s'illuminava ascoltando qualcuno fuori dal barbiere o il bisbigliare piagnucoloso di una bambina. Captava le esalazioni più profonde degli animi e, tornando a casa, inconsciamente ricapitolava il bottino.
Collezionava inoltre farfalle, vive però, e libere, cosicché la sua collezione si limitava ad una farfalla al giorno che si posava sul suo naso.
Mi dice che il mio fare metaletteratura è come ordinare pesce spada alla griglia con banane flambé sull'Himalaya. Io insisto: l'idea che evoca me lo fa piacere ancora di più.
Jaime aveva un fratello gemello. Questo fratello non è mai nato e lui fin da piccolo gli parla attravarso gli specchi. Sono porte e finestre di ghiaccio sul paese dov'è andato a vivere il piccolo Luther (il piccolo Luther è cresciuto in realtà, ed è uguale a Jaime eccetto il neo sul mento che lo porta a sinistra e non a destra).
Jaime fa origami con la carta da forno, mentre preparo i fagiolini.
Jaime mi ha raccontato che le stelle -se ci guardi bene sembra avere ragione- le ha fatte una sarta puntando i suoi spilli tutte le sere dopo il lavoro. Un giorno (forse?) saranno tanti i buchi nel telo della notte che non si potrà più coprire il giorno.
(Non gli ho ancora chiesto cos'è la luna, forse perchè so che i visi pallidi e tondi gli ricordano sua mamma).
Sdraiata come un panetto di burro in balia di un vento zafferano lascio sciogliere dense e molli. Jaime gioca a creare forme togliendomi lo zafferano. Forse farfalle.
Ah ecco, sua mamma, sua mamma è la donna che lui ama. Ma guai parlarare di lei. E' solo un sussurro nelle notti d'estate quando d'un tratto le cicale smettono di chiamare lui dice: mi ha chiamato mia mamma e sorride.
Infine la sua passione andare in bicicletta dal giornalaio e al forno. Odiamo i supermercati lucidi è per questo che siamo venuti qui. Ci piace la noce moscata e non capiamo la melagrana è per questo che siamo venuti qui. La nostra cuccia è un tappeto di maglia fatto da sua nonna. L'importante è fare una buona colazione e lui sa preparare una buona colazione.
Jaime smonta una lampadina e accende un fiammifero. Lo fissa poi me lo porge per guardarci dentro. Da un pò di giorni stiamo facendo un esercizio sul silenzio. Mi piace davvero.
Quando la cuccia si è allagata è andato a comprare una montagna di saponette e seriamente mi ha detto: dobbiamo aprofittarne per lavare/ci tutti insieme. E allora ci siamo lavati tutti insieme.
Bobo il panettiere è un uomo lievitato e lievitante. Ha la capacità di cambiarti l'umore con il lievito di birra. Non è tanto bizzarro, lo stesso effetto che alcuni ottengono con troppa Coca Cola, credo. Comunque con Jaime non ci riesce, anzi, a Bobo lo trasforma in un sufflé e si smonta immediatamente. Come? Andando a comprare baguette da due metri e mezzo, mettendosele sotto le braccia e ruotando su se stesso di 360°. Mais, ce n'est pas posible!
Jaime disegna tanti foglietti per spiegarmi qualcosa. Ma non capisco, i sui schizzi partono su un foglio e finiscono su un altro senza alzare la mina. Sono piccoli quadratini verdi che poi si compongono come un puzzlemosaico. Li attacco dietro al letto prima di dormire per cercare di capirli in sogno. E di fatti lì Jaime è un poco più preciso - o io un pò più schizzofrenica - e capisco. Ma poi gli rido in faccia e gli dico che non è così, che non si può fare. Lui dice che gli distruggo le idee e sì che funziona.
Ah, non l'avevo detto: Jaime fa l'inventore.
Fa esercizi con gli occhi. Ora la sua faccia da pazzo. A volte gli viene tanto bene che ci casco e mi prendo paura. Poi stringe gli occhi infinitamente come due fessure esquimesi. Gli sorrido e gli dico che sì, ho finito di scrivere, arrivo.
Aire libre
Viento sobre la piel
Un pensamiento feliz
El hada apretó los labios y reflexionó.
-Bueno, seas quien seas, aún eres tú. Sólo hay una persona que huela así.
Peter parpadeó indignado.
-¿Oler?
El rostro del hada se iluminó con una sonrisa.
-El olor de alguien que ha cabalgado a lomos del viento. El olor e cien veranos durmiendo en los árboles, de aventuras con indios y piratas. Oh, ¿recuerdas, Peter? El mundo nos pertenecía y podíamos hacer cuanto queríamos. ¡Era maravilloso porque lo que hacíamos podía ser cualquier cosa, y siempre éramos nosotros quienes lo hacíamos!

-Peter parpadeó.
-¿Campanilla?
Ella sonrió.
-Dilo, Peter. Dilo de verdad.
Él le devolvió la sonrisa.
-Creo en las hadas.
Todo el cuerpo de Campanilla se iluminó, como si en su interior se hubiera encendido una lámpara. Su rostro resplandecía.
-¿Conoce ese espacio entre un sueño y la vigilia? ¿Ese lugar en el que aún recuerdas los sueños? Allí es donde siempre te amaré, Peter Pan. Y allí es donde esperaré tu regreso.
Ma petite Amélie, vous n'avez pas des os en verre. Vous pouvez vous cogner à la vraie vie. Si vous laissez passer cette chance, alors avec le temps, c'est votre coeur qui va devenir aussi sec et cassant que mon squelette. Alors, allez-y, nom d'un!

Sans toi les émotions d'aujourd'hui ne sont que la peau morte des émotions d'autrefois.