Mescolo piccoli pezzi radicati in me, sradicandoli appunto, senza voler soffrire e senza voler credere nell'influenza del pensiero.
Sono uno scandalo poliglotta per pensiero, poliglotta per amanti, poliglotta per animo.
Accendo un incenso neuronale nel mio craneo per scaramantico (auto) lavaggio di cervello.
Voglio essere sacra nella razionalità e smettere di mescolare deboli volontà, di bambina, di donna, di uomo.
Uscirò da questa situazione intatta e sarò una celebrità di me stessa. Sono troppo forte per amare davvero forse. E per davvero non intendo incondizionatamente, intendo credendoci.
Ma forse vale per qualsiasi cosa, ho smesso di credere, di avere fede nel senso pop(olare) del termine; io adesso solo vedo e sento quello che voglio vedere e sentire, il credere è spinto molto più in là dell'abbandono ON/OFF della ragione illuminista. Credere è per i miscredenti, ossia coloro che non sono interessati a sapere se quello che credono è vero tanto da poter dare di più: un contatto fedele sulle onde celebrali.
E quando dico di amare non lo dico credendoci, lo dico sapendolo, ma questo spegne un poco il sapore di utopico sogno. Raggiungo livelli di "tendente alla perfezione"